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Veneto, nasce l’Albo dei viticoltori eroici e storici: riconoscimento a un’agricoltura che custodisce il paesaggio

15/04/2026

Veneto, nasce l’Albo dei viticoltori eroici e storici: riconoscimento a un’agricoltura che custodisce il paesaggio

Il Veneto sceglie di dare un riconoscimento formale a una delle espressioni più impegnative e identitarie della propria agricoltura, istituendo l’Albo regionale dei viticoltori eroici e storici. La decisione approvata dalla Giunta regionale segna un passaggio rilevante, perché trasforma in strumento operativo un principio già presente nella normativa nazionale e offre finalmente un riferimento concreto a chi coltiva la vite in condizioni difficili, spesso estreme, dove il lavoro manuale resta predominante e il rapporto tra produzione e territorio assume un significato che va ben oltre il dato economico.

Dietro questa scelta c’è l’idea che la viticoltura eroica non debba essere considerata una semplice categoria tecnica, ma una parte essenziale del patrimonio veneto. Parliamo di vigneti collocati su pendii ripidi, terrazzamenti, aree di altura o contesti insulari, in cui coltivare significa affrontare costi più alti, tempi più lunghi e una complessità quotidiana che nella viticoltura ordinaria ha un peso molto diverso. Proprio per questo il riconoscimento istituzionale assume valore: non come adempimento formale, ma come presa d’atto del ruolo che queste produzioni svolgono nella qualità del paesaggio, nella tenuta ambientale dei territori e nella continuità di comunità che rischierebbero altrimenti di essere marginalizzate.

Un riconoscimento che unisce agricoltura, paesaggio e sicurezza del territorio

L’Albo regionale consentirà di censire ufficialmente i vigneti eroici e storici del Veneto, seguendo i criteri previsti dalla legislazione nazionale. Potranno accedervi i vigneti situati in aree con pendenza superiore al 30 per cento, quelli coltivati su terrazzamenti o gradoni, quelli oltre i 500 metri di altitudine, con esclusione degli altopiani, e quelli presenti nelle isole. La richiesta dovrà essere presentata ad Avepa dai conduttori, in un quadro che la Regione ha voluto impostare non come ulteriore aggravio burocratico, ma come opportunità di valorizzazione.

La geografia di questa viticoltura in Veneto attraversa alcuni dei territori più riconoscibili dell’enologia regionale, dalla Valpolicella al Soave, da Asolo a Conegliano Valdobbiadene, fino ai Monti Lessini e ai vigneti delle isole della laguna di Venezia. In tutti questi luoghi la coltivazione della vite non produce soltanto vino di alta qualità, ma contribuisce a modellare il paesaggio, a contenere il dissesto idrogeologico e a preservare un equilibrio delicato tra attività umana e ambiente.

È questo uno degli aspetti più interessanti della misura: il riconoscimento economico e amministrativo si lega a una funzione pubblica che spesso resta sullo sfondo. Un vigneto mantenuto in queste condizioni non rappresenta soltanto una proprietà agricola produttiva, ma anche una forma di presidio attivo dei versanti, un argine contro l’abbandono e un elemento di stabilità in aree fragili. Il vino che ne nasce porta con sé, oltre al valore commerciale, anche il peso di questo lavoro silenzioso e continuo.

Accesso ai bandi, marchio nazionale e nuove sfide normative

La Regione ha chiarito che l’iscrizione all’Albo non introdurrà nuovi vincoli, ma dovrà diventare uno strumento utile per l’accesso ai bandi di finanziamento e per la valorizzazione delle produzioni. In prospettiva, il percorso si collega anche alla possibilità di arrivare a un marchio nazionale dedicato, capace di rendere immediatamente riconoscibili questi vini agli occhi del consumatore. Un passaggio decisivo, perché oggi il valore di queste produzioni è noto soprattutto agli addetti ai lavori e a una fascia di pubblico più informata, mentre la riconoscibilità commerciale potrebbe rafforzare la sostenibilità economica di chi opera in contesti tanto complessi.

La riflessione, però, non si ferma alla promozione. La viticoltura eroica si misura ormai con problemi nuovi, legati soprattutto al cambiamento climatico e alla necessità di aggiornare gli strumenti normativi. Da qui il richiamo della Regione alla necessità di regole più snelle per la manutenzione dei versanti e a una maggiore apertura verso l’uso delle nuove tecnologie, compresi i droni, considerati sempre più utili per intervenire in aree difficili e per alleggerire almeno in parte il peso del lavoro manuale.

L’istituzione dell’Albo regionale, dunque, va letta come un punto di partenza più che come un approdo. Riconosce ufficialmente un patrimonio agricolo e culturale che il Veneto possiede da tempo, ma soprattutto prova a costruire attorno a esso una politica più coerente, capace di tenere insieme qualità produttiva, tutela del paesaggio e permanenza delle comunità nelle zone più esposte. È in questo intreccio tra fatica quotidiana, valore ambientale e identità territoriale che la viticoltura eroica rivela il suo significato più profondo.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to