PMI europee, 34 milioni di imprese ma l’IA resta indietro
29/07/2026
Le 34 milioni di piccole e medie imprese attive nell’Unione europea hanno continuato a crescere nel 2025, sostenendo la ripresa economica e contribuendo a un incremento dell’occupazione pari all’1%. Il quadro emerge dalla relazione annuale sulle PMI europee 2025/2026 pubblicata dalla Commissione europea insieme a un rapporto dedicato all’imprenditoria femminile. I due documenti descrivono un sistema produttivo dinamico, ma ancora segnato da forti differenze nell’accesso alle tecnologie, ai finanziamenti e alle opportunità di sviluppo.
L’intelligenza artificiale divide piccole e grandi imprese
Le PMI restano una componente centrale dell’economia europea per numero di aziende, capacità occupazionale e presenza nei territori. La crescita registrata nel 2025 conferma il consolidamento della ripresa dopo le crisi che hanno colpito le attività produttive e commerciali. Il rapporto segnala tuttavia difficoltà strutturali che potrebbero limitare la competitività delle realtà di dimensioni minori.
Uno dei problemi principali riguarda la produttività e la capacità di introdurre strumenti digitali avanzati. Il divario appare particolarmente netto nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale: nel 2025 queste tecnologie sono state adottate dal 55% delle grandi imprese, mentre la quota scende al 30,4% tra le aziende di medie dimensioni e al 17% tra quelle piccole.
La differenza riflette la maggiore disponibilità di capitale, personale specializzato e infrastrutture tecnologiche dei grandi gruppi. Per molte PMI, l’adozione dell’IA richiede invece investimenti difficili da sostenere, competenze che non sempre sono disponibili internamente e una riorganizzazione dei processi aziendali.
Il ritardo tecnologico rischia di produrre effetti sulla capacità delle imprese minori di innovare, ridurre i costi, migliorare i servizi e competere nei mercati internazionali. La relazione europea richiama quindi la necessità di ampliare l’accesso alla formazione digitale, agli strumenti finanziari e ai servizi di consulenza specializzata.
Solo un’impresa su tre è guidata da una donna
Il rapporto intitolato “Imprenditrici in Europa: dati, ostacoli e raccomandazioni di sviluppo” analizza invece la presenza femminile nel sistema produttivo dell’Unione. Le donne rappresentano appena il 33% dei titolari d’impresa, una percentuale che mostra il permanere di un forte squilibrio nell’accesso all’autoimprenditorialità.
La distribuzione delle attività guidate da donne evidenzia inoltre una marcata concentrazione in alcuni settori. La componente femminile raggiunge il 69% nei servizi alla persona, il 65% nella sanità e nell’assistenza sociale e il 57% nell’istruzione. La presenza risulta molto più limitata nei comparti tecnologici, industriali e in altre aree considerate strategiche per la crescita economica europea.
Questa specializzazione riduce le possibilità di accesso ai mercati con maggiori prospettive di espansione e può incidere sulla dimensione, sulla redditività e sulla capacità di attrarre investimenti delle imprese. Le difficoltà emergono già nella fase di avvio, quando molte aspiranti imprenditrici incontrano ostacoli nell’ottenere credito, costruire reti professionali e reperire competenze manageriali.
Cinque raccomandazioni per sostenere le imprenditrici
Tra le principali barriere individuate dalla Commissione figurano l’accesso limitato ai finanziamenti e le complessità affrontate durante la nascita e la crescita dell’attività. Il documento formula cinque raccomandazioni operative rivolte alle istituzioni europee e nazionali, con l’obiettivo di creare condizioni più favorevoli alla partecipazione femminile.
Le indicazioni puntano a migliorare gli strumenti finanziari, rafforzare la formazione, facilitare l’accesso alle reti imprenditoriali e favorire una maggiore presenza delle donne nei comparti innovativi. Un’attenzione specifica viene riservata alla necessità di accompagnare le aziende anche dopo la fase iniziale, quando il passaggio dalla microimpresa a una struttura più organizzata richiede risorse e competenze ulteriori.
I rapporti della Commissione europea mostrano dunque una crescita diffusa del tessuto imprenditoriale, accompagnata però da squilibri che interessano sia la trasformazione digitale sia la partecipazione femminile. Ridurre questi divari sarà determinante per permettere alle PMI di rafforzare la propria produttività e di affrontare con strumenti adeguati i cambiamenti del mercato europeo.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to