Padova, truffa del finto medico: arrestato 20enne con i gioielli
01/09/2026
È stato fermato nella stazione ferroviaria di Padova mentre aveva nello zaino due borse contenenti gioielli e monili per un valore superiore a 15mila euro. La Squadra Mobile ha arrestato nella serata del 29 agosto un 20enne polacco, ritenuto coinvolto nella truffa commessa circa un’ora prima ai danni di una donna di 85 anni residente a Rovigo. L’anziana era stata convinta a consegnare i propri preziosi dopo una telefonata nella quale un uomo, fingendosi medico, le aveva fatto credere che il figlio fosse in pericolo di vita e avesse urgente bisogno di costose cure.
Il controllo nella stazione ferroviaria di Padova
Il giovane è stato notato dagli investigatori mentre si muoveva all’interno della stazione guardandosi ripetutamente intorno e cercando di acquistare un biglietto ferroviario. Il controllo rientrava nei servizi in abiti civili predisposti dalla Polizia per contrastare reati predatori e truffe rivolte soprattutto alle persone anziane.
Secondo quanto riferito dalla Questura, durante l’identificazione il ventenne sarebbe apparso agitato e non avrebbe fornito indicazioni sulla propria provenienza o sulla destinazione del viaggio. Nello zaino gli agenti hanno trovato due borsette scure contenenti gioielli, monili e bigiotteria.
Il ragazzo è stato quindi accompagnato in Questura, dove è stato identificato come cittadino polacco di 20 anni, residente in Polonia e senza precedenti. Non avendo ottenuto spiegazioni sulla provenienza dei preziosi, gli investigatori hanno verificato le segnalazioni arrivate nelle ore precedenti ai numeri di emergenza nelle province di Padova e nei territori limitrofi.
A Rovigo l’85enne ingannata con la storia del figlio malato
La collaborazione con la Squadra Mobile di Rovigo ha permesso di collegare il materiale a una truffa avvenuta circa un’ora prima a Rovigo. La vittima, una donna di 85 anni, aveva ricevuto una telefonata da un uomo che parlava con accento campano e si era presentato come medico dell’Ospedale di Montegrotto.
Il falso sanitario le avrebbe raccontato che il figlio si trovava in fin di vita e necessitava immediatamente di farmaci speciali per un valore di circa 40mila euro. La donna, spaventata, sarebbe stata trattenuta al telefono mentre l’interlocutore cercava di impedirle di interrompere la comunicazione o contattare altre persone.
Dopo aver spiegato di non avere una somma così elevata in contanti, l’anziana sarebbe stata convinta a raccogliere tutti i gioielli presenti nell’abitazione e a inserirli in due sacchetti scuri. Sempre seguendo le indicazioni ricevute telefonicamente, sarebbe poi uscita di casa consegnando i preziosi a un uomo presentato come collaboratore del presunto medico.
Telecamere e gioielli collegano il fermato alla truffa
Gli accertamenti effettuati anche attraverso le immagini delle telecamere cittadine avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire gli spostamenti dell’uomo incaricato di ritirare i gioielli e di trovare riscontri al racconto fornito dalla vittima.
La descrizione dei due sacchetti e il contenuto recuperato durante il controllo in stazione hanno quindi rafforzato il collegamento tra il ventenne fermato a Padova e l’episodio avvenuto a Rovigo. Secondo la Polizia, il giovane sarebbe stato intercettato prima che riuscisse a lasciare la città con i preziosi.
Il valore complessivo della refurtiva recuperata supera i 15mila euro. I gioielli saranno restituiti alla proprietaria.
Indagini sul complice che ha telefonato alla vittima
Il ventenne è stato arrestato con l’ipotesi di truffa in concorso e, concluse le procedure negli uffici della Questura, è stato trasferito nella Casa circondariale Due Palazzi di Padova a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Le indagini proseguono per identificare il presunto complice che avrebbe effettuato la telefonata all’85enne, svolgendo il ruolo di cosiddetto “centralinista”. Secondo gli investigatori sarebbe stato lui a mantenere la donna costantemente al telefono mentre veniva predisposta la consegna dei preziosi.
Le contestazioni formulate si riferiscono alla fase delle indagini e la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nel corso del procedimento. Resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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