Padova, arrestato 30enne per stalking dopo mesi di molestie
24/07/2026
Un trentenne residente in provincia di Belluno è stato arrestato dalla Polizia di Stato con l’accusa di atti persecutori nei confronti di una donna di 26 anni. Gli agenti delle Volanti lo hanno rintracciato martedì 21 luglio nei pressi di un bar del quartiere Altichiero, dove aveva invitato la giovane a incontrarlo dopo averla contattata nuovamente. La vittima, secondo la ricostruzione della Questura di Padova, aveva già denunciato l’uomo ed era stata costretta a lasciare la propria abitazione, trasferirsi dai genitori e dimettersi dal lavoro per sottrarsi a pedinamenti, appostamenti e ripetuti tentativi di contatto.
Il messaggio con l’appuntamento ad Altichiero
L’intervento è scattato intorno alle 15, dopo la richiesta di aiuto arrivata alla Sala operativa della Questura. La ventiseienne ha riferito di aver ricevuto un messaggio proveniente da un numero riconducibile all’uomo, che le chiedeva di raggiungerlo in un locale del quartiere e le inviava la propria posizione in tempo reale.
La giovane non gli aveva mai comunicato il proprio recapito telefonico e, sapendo che il trentenne si trovava nuovamente vicino alla casa dei genitori, ha contattato immediatamente la Polizia. Una pattuglia ha raggiunto il bar in pochi minuti e ha individuato un uomo che, dopo essere uscito dal locale, si stava allontanando velocemente.
Secondo quanto riferito dalla Questura, il sospettato avrebbe inizialmente ignorato l’ordine di fermarsi, continuando a camminare. Una volta raggiunto dagli agenti, avrebbe mostrato un atteggiamento poco collaborativo e si sarebbe rifiutato di consegnare i documenti, accettando di fornire le proprie generalità soltanto dopo essere stato informato delle conseguenze previste.
Dalla prima visita a Cortina alla rinuncia al lavoro
Gli accertamenti hanno ricostruito una vicenda iniziata nel marzo 2026. Il trentenne si sarebbe presentato in orario serale davanti all’abitazione della giovane a Cortina d’Ampezzo, suonando ripetutamente il campanello e chiedendo di parlarle, nonostante tra i due non vi fosse mai stato alcun rapporto personale, sentimentale o di amicizia.
Il giorno successivo avrebbe raggiunto anche la struttura ricettiva nella quale la donna lavorava, tentando di prenotare una camera e lasciando alla reception un pacco destinato a lei. Avrebbe inoltre cercato di ottenere informazioni dai colleghi e inviato richieste di contatto attraverso diversi social network.
La ventiseienne aveva presentato una prima querela il 26 marzo. Le condotte, tuttavia, sarebbero proseguite: l’uomo sarebbe tornato sul luogo di lavoro e avrebbe continuato a chiedere il suo numero di telefono e notizie sui suoi spostamenti.
Il timore di essere raggiunta aveva spinto la giovane ad abbandonare temporaneamente Cortina e a trasferirsi nell’abitazione dei genitori a Padova. Aveva ridotto le uscite, evitato di muoversi da sola e chiesto ai familiari di accompagnarla. Dopo un periodo di ferie, aveva infine lasciato il proprio impiego.
Una lettera recapitata anche nella nuova abitazione
Nel mese di giugno il trentenne sarebbe riuscito a individuare anche l’indirizzo dei genitori della vittima, inviando una lettera con una nuova richiesta di incontro. La circostanza avrebbe aggravato lo stato di ansia della donna, convinta di poter essere rintracciata nonostante il trasferimento.
Durante gli approfondimenti è emerso che l’uomo era già stato denunciato nell’ottobre 2025 per presunti atti persecutori nei confronti di una cugina della ventiseienne. Anche quella vicenda avrebbe incluso messaggi, lettere, regali, condivisioni della posizione e presenze nei luoghi frequentati dalla donna.
Il trentenne risultava inoltre conosciuto alle forze dell’ordine per precedenti di polizia relativi a reati contro la persona e il patrimonio, tra cui truffa, minaccia aggravata e danneggiamento seguito da incendio. Tali precedenti non equivalgono a condanne definitive per i fatti contestati nel procedimento attuale.
Attivato il Codice Rosso, trasferimento al Due Palazzi
Negli uffici della Questura, gli agenti hanno acquisito le dichiarazioni della vittima e dei familiari, oltre alla documentazione già raccolta dopo le denunce precedenti. Gli investigatori hanno ritenuto che gli episodi descritti avessero determinato una modifica stabile delle abitudini della giovane, incidendo sulla sua libertà di movimento, sull’abitazione e sull’attività professionale.
È stata quindi attivata la procedura del Codice Rosso. Il trentenne è stato arrestato in flagranza differita per atti persecutori e trasferito nella casa circondariale Due Palazzi, a disposizione della Procura della Repubblica di Padova.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni dovranno essere verificate dall’autorità giudiziaria e la responsabilità dell’indagato potrà essere stabilita soltanto con una sentenza definitiva.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.