Moda e tessile, imprese al confronto sulle nuove regole Ecodesign
13/07/2026
Imprese, associazioni di categoria, istituzioni e centri di ricerca si sono riuniti nell’Auditorium della CNA Nazionale per discutere l’applicazione del Regolamento europeo Ecodesign per i prodotti sostenibili, conosciuto con l’acronimo ESPR. L’incontro, promosso da CNA Federmoda e dal Monitor for Circular Fashion di SDA Bocconi, ha analizzato gli effetti delle nuove regole sul settore tessile, dell’abbigliamento, della pelle e delle calzature, con particolare attenzione alle esigenze delle micro e piccole imprese.
Nuovi requisiti per prodotti, filiere e modelli di business
La presidente nazionale di CNA Moda Calzature Pelletterie e Pelliccerie, Gessica Lombardi, ha descritto l’ESPR come un cambiamento destinato a incidere direttamente sulla progettazione dei prodotti e sull’organizzazione delle imprese. Le disposizioni riguarderanno anche i beni importati, imponendo requisiti comuni agli operatori europei e a quelli che immettono merci nel mercato dell’Unione da Paesi terzi.
CNA Federmoda ha inserito la transizione ambientale nel proprio Piano Strategico 2030, presentato a maggio all’Intergruppo parlamentare Moda. Il programma si concentra sull’accompagnamento delle aziende, sul rafforzamento delle filiere e della legalità e sullo sviluppo delle competenze professionali.
Il settore italiano è composto in larga parte da laboratori artigiani, attività familiari e imprese di piccole dimensioni. L’applicazione delle nuove regole richiederà quindi strumenti tecnici e finanziari proporzionati, evitando che gli adempimenti diventino difficili da sostenere per le realtà con strutture organizzative limitate.
Durabilità e riparabilità differenziate per i materiali
Francesca Romana Rinaldi, direttrice del Monitor for Circular Fashion di SDA Bocconi, ha presentato il lavoro svolto nel 2026 dalla comunità di ricerca sull’ecodesign e sui criteri proposti dal Joint Research Centre della Commissione europea.
Tra le indicazioni emerse figura la necessità di definire la durabilità dei prodotti in modo differenziato, tenendo conto dei materiali, delle categorie merceologiche e delle reali modalità di utilizzo. Un capo tecnico, una calzatura, un accessorio in pelle e un indumento leggero non possono essere valutati attraverso parametri identici.
Il confronto ha riguardato anche la riparabilità. Il Monitor propone la costruzione di una rete nazionale di centri specializzati, capace di rendere più accessibili gli interventi e aumentare la trasparenza per i consumatori, senza appesantire il funzionamento della filiera.
Un ulteriore tema riguarda la distinzione tra rifiuti industriali, prodotti post-consumo e merci invendute. Definizioni chiare saranno necessarie per stabilire responsabilità, obblighi di tracciabilità e possibili percorsi di riuso, riciclo o reimmissione sul mercato.
Il Passaporto Digitale dovrà seguire l’intero ciclo del prodotto
Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata al Passaporto Digitale di Prodotto, il sistema che dovrà raccogliere informazioni sulla composizione, sull’origine, sulla riparazione e sulla gestione a fine vita dei beni.
Secondo il Monitor for Circular Fashion, il passaporto potrà favorire un modello produttivo più trasparente e circolare, purché venga costruito attraverso regole armonizzate a livello europeo e indicatori comprensibili per chi acquista. Il sistema dovrebbe accompagnare il prodotto durante i passaggi di riparazione, riuso e vendita di seconda mano, anziché limitarsi alle informazioni disponibili al momento della prima commercializzazione.
Caterina Mazzei, referente Sostenibilità ed Economia circolare di CNA Federmoda, ha richiamato le difficoltà che un sistema uniforme potrebbe generare nelle filiere italiane, spesso frammentate tra numerosi fornitori e distretti produttivi. CNA chiede criteri più dettagliati per la durabilità, requisiti minimi di progettazione orientati alla riparazione e un quadro preciso sulla cessazione della qualifica di rifiuto.
Primi atti europei attesi tra il 2026 e il 2027
Giorgia Di Giovanni, funzionaria tecnica del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha illustrato il Piano di lavoro Ecodesign 2025-2030 della Commissione europea. Il comparto tessile e dell’abbigliamento rientra tra i settori prioritari e gli studi preparatori sono in corso dal 2023.
La discussione nel Forum Ecodesign è prevista nel terzo trimestre del 2026, mentre l’adozione dei primi atti delegati potrebbe avvenire tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Questi provvedimenti definiranno nel dettaglio gli obblighi tecnici applicabili ai prodotti e agli operatori economici.
La Commissione europea dovrà inoltre istituire entro il 19 luglio 2026 il registro europeo collegato al Passaporto Digitale. La responsabilità sull’accuratezza delle informazioni resterà in capo all’impresa che immette il prodotto sul mercato, comprese le aziende stabilite fuori dall’Unione.
Stop alla distruzione degli invenduti per le grandi imprese
Dal 19 luglio 2026 entrerà in vigore per le grandi aziende il divieto di distruzione dei beni di consumo invenduti previsto dall’articolo 25 dell’ESPR. L’obbligo sarà esteso alle medie imprese dal 2030, mentre micro e piccole attività resteranno esentate.
Il Monitor for Circular Fashion sta preparando un quadro operativo dedicato alla prevenzione e alla gestione delle eccedenze nel comparto moda. Il documento sarà pubblicato alla fine di settembre all’interno del Circular Fashion Manifesto 2026.
Eliana Caramelli, funzionaria tecnica del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha illustrato il lavoro del Tavolo nazionale Ecodesign e del gruppo dedicato al tessile. Il confronto coinvolge anche la vigilanza sul mercato, i Criteri ambientali minimi per gli acquisti pubblici e le certificazioni ambientali di prodotto.
Imprese invitate a presentare osservazioni entro il 20 luglio
Durante i due panel sono intervenuti rappresentanti di Vibram, Maglificio Po-Oscalito 1936, Bip.Verco Sustainability, Confartigianato Moda, Confindustria Moda ed ENEA. Gli studi illustrati hanno esaminato l’impatto atteso dell’ESPR su produttori, fornitori, consumatori e autorità pubbliche.
Timea Pal, consulente associata di Trinomics, ha presentato il percorso dello studio europeo di valutazione d’impatto sugli atti delegati per l’abbigliamento tessile. L’analisi, condotta dal consorzio Trinomics-VITO-Oeko-Institut-Fraunhofer IZM per la Commissione europea, dovrebbe concludersi nell’ottobre 2027.
CNA Federmoda e il Monitor for Circular Fashion invitano ora imprese e soggetti della filiera a trasmettere osservazioni e proposte entro il 20 luglio. I contributi saranno raccolti in un documento di sintesi destinato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero dell’Ambiente, a supporto della posizione italiana nel negoziato europeo.
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