Alzheimer, a Padova scoperto il ruolo del recettore ACKR3
21/07/2026
Un meccanismo molecolare che può contribuire alla perdita delle connessioni nervose nella malattia di Alzheimer è stato identificato da un gruppo di ricerca coordinato dall’Università di Padova. Lo studio ha chiarito il ruolo svolto dagli astrociti, cellule gliali presenti nel cervello, nella rimozione delle sinapsi alterate e ha individuato nel recettore ACKR3 un possibile bersaglio per future strategie dirette a proteggere le reti neuronali. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale «Molecular Neurodegeneration».
Gli astrociti riconoscono e rimuovono le sinapsi danneggiate
Le sinapsi permettono ai neuroni di comunicare tra loro e vengono sottoposte a un continuo processo di controllo e rimodellamento. Quando una connessione risulta danneggiata o perde la propria funzione, il cervello può eliminarla per preservare l’equilibrio delle reti neuronali. Questa attività è stata attribuita soprattutto alla microglia, il sistema immunitario residente del cervello, mentre il contributo degli astrociti è rimasto meno conosciuto.
La ricerca padovana mostra che gli astrociti partecipano direttamente al riconoscimento e alla rimozione delle sinapsi compromesse. Il processo coinvolge ACKR3, un recettore capace di intercettare un segnale presente sulle connessioni alterate e di guidare le cellule gliali verso la loro eliminazione.
In condizioni fisiologiche, questo meccanismo può favorire la corretta manutenzione delle reti nervose. Nella malattia di Alzheimer, tuttavia, un’attività eccessiva del recettore potrebbe contribuire alla distruzione patologica delle sinapsi, aggravando la perdita delle connessioni associate alla memoria e alle capacità cognitive.
Riducendo ACKR3 protette le connessioni nei modelli sperimentali
Nei modelli utilizzati durante lo studio, la riduzione dell’attività di ACKR3 ha consentito di preservare una parte delle sinapsi e di migliorare alcuni aspetti della funzione cognitiva. Il risultato non rappresenta ancora una terapia disponibile per i pazienti, ma offre una nuova direzione di ricerca per comprendere meglio le fasi attraverso cui la neurodegenerazione danneggia i circuiti cerebrali.
Laura Civiero, prima autrice dell’articolo e docente del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, ha descritto ACKR3 come una sorta di sensore molecolare. Il recettore permette agli astrociti di riconoscere il segnale associato alle sinapsi alterate e ne orienta l’eliminazione. Quando la risposta diventa sproporzionata, anche connessioni ancora utili potrebbero essere coinvolte nel processo di rimozione.
La scoperta suggerisce quindi che modulare ACKR3 potrebbe aiutare a limitare la perdita sinaptica. Saranno necessari ulteriori studi per verificare la sicurezza dell’approccio, definirne gli effetti nel tempo e valutare se il meccanismo possa essere tradotto in trattamenti applicabili alle persone affette da Alzheimer.
La ricerca guarda oltre i neuroni
Il lavoro amplia la comprensione delle cellule gliali, a lungo considerate elementi di semplice supporto strutturale e metabolico. Le evidenze scientifiche più recenti attribuiscono invece a microglia e astrociti funzioni attive nel mantenimento del sistema nervoso, nella regolazione delle connessioni e nello sviluppo delle malattie neurodegenerative.
Studiare l’Alzheimer attraverso il comportamento degli astrociti permette di osservare il cervello come un sistema formato da diverse popolazioni cellulari in costante comunicazione. Un’alterazione del loro equilibrio può avere conseguenze sulla sopravvivenza delle sinapsi e sulla capacità dei neuroni di trasmettere correttamente le informazioni.
La linea di ricerca è stata sviluppata grazie a un finanziamento STARS – Supporting Talent in ReSearch dell’Università di Padova. Il progetto ha permesso di approfondire il ruolo della glia nei processi neurodegenerativi e di consolidare un ambito di studio con possibili ricadute sulla ricerca di nuovi trattamenti.
Il lavoro del gruppo padovano sulle malattie neurodegenerative
Laura Civiero possiede oltre quindici anni di esperienza nell’analisi dei meccanismi molecolari legati alla malattia di Parkinson. La sua attività combina approcci biochimici e cellulari con lo studio di neuroni e cellule gliali ottenuti da cellule staminali pluripotenti indotte umane, oltre a modelli animali.
Una parte delle ricerche si concentra sul contributo degli astrociti e della proteina LRRK2, tra i principali fattori genetici associati al Parkinson. La docente ha inoltre ottenuto un finanziamento della Michael J. Fox Foundation per sviluppare strategie terapeutiche innovative dedicate a questa patologia.
La nuova pubblicazione sull’Alzheimer estende tale esperienza allo studio della perdita sinaptica e indica le cellule gliali come possibili bersagli di interventi destinati a rallentare i danni alle connessioni neuronali. Il prossimo passaggio sarà comprendere con maggiore precisione quando il sistema regolato da ACKR3 smette di svolgere una funzione protettiva e diventa parte del processo patologico.
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