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Padova, tre aneurismi aortici trattati senza aprire il torace

06/10/2026

Padova, tre aneurismi aortici trattati senza aprire il torace

Tre pazienti con aneurismi complessi dell’arco aortico sono stati trattati all’Azienda Ospedale Università di Padova attraverso una procedura endovascolare microinvasiva che ha permesso di intervenire senza aprire il torace e senza arrestare la circolazione. Le operazioni sono state completate con successo e, secondo quanto comunicato dall’azienda ospedaliera, non sono state registrate complicanze successive.

Endoprotesi inserite attraverso le arterie

Gli interventi sono stati eseguiti dalla UOC Chirurgia Vascolare, diretta dal professor Franco Grego, utilizzando specifiche endoprotesi introdotte all’interno dei vasi sanguigni. I dispositivi consentono di escludere l’aneurisma dalla circolazione mantenendo contemporaneamente il normale afflusso di sangue verso il cervello e gli arti superiori.

La tecnica assume particolare rilievo per la posizione anatomica dell’arco aortico, situato vicino al cuore e dal quale originano alcune delle principali arterie dirette al cervello. Proprio questa conformazione rende particolarmente delicato il trattamento delle patologie che interessano quest’area.

Le procedure sono state realizzate attraverso due accessi percutanei: uno a livello dell’arteria femorale e l’altro dell’arteria omerale. L’équipe ha quindi operato dall’interno dei vasi, evitando l’apertura chirurgica del torace prevista negli interventi tradizionali più invasivi.

Modelli 3D dell’aorta per preparare gli interventi

Un ruolo rilevante nella pianificazione è stato svolto dalla ricostruzione tridimensionale personalizzata dell’aorta di ciascun paziente. Partendo dalle immagini ottenute attraverso la tomografia computerizzata, gli specialisti hanno realizzato copie anatomiche successivamente stampate in 3D.

I modelli hanno consentito di studiare con maggiore precisione la conformazione dell’aorta, valutare le caratteristiche specifiche dei singoli casi e programmare in anticipo il posizionamento delle endoprotesi. L’équipe ha potuto così individuare la strategia operatoria più adatta e analizzare prima dell’intervento i passaggi tecnicamente più complessi.

L’attività si è svolta nelle sale ibride dell’Azienda Ospedale Università di Padova ed è stata coordinata dal professor Michele Antonello. Alle procedure hanno partecipato chirurghi vascolari, anestesisti, personale infermieristico e operatori di sala, all’interno di un percorso multidisciplinare basato sull’integrazione tra imaging, tecnologie endovascolari e competenze specialistiche.

Una procedura meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale

Secondo Michele Antonello, l’approccio rappresenta un’evoluzione significativa nel trattamento dell’arco aortico. La possibilità di raggiungere la zona interessata direttamente attraverso le arterie permette infatti di evitare sia l’apertura del torace sia l’interruzione della circolazione necessaria in alcune procedure chirurgiche convenzionali.

La riduzione dell’invasività punta a limitare il trauma operatorio e le possibili complicanze associate agli interventi maggiori, offrendo inoltre una possibilità terapeutica anche a pazienti per i quali un’operazione tradizionale potrebbe risultare particolarmente impegnativa.

La tecnica richiede tuttavia strutture altamente specializzate. Sono necessarie sale operatorie ibride dotate di tecnologie avanzate, personale con esperienza specifica nelle procedure endovascolari e un coordinamento stretto tra le diverse professionalità coinvolte nella diagnosi, nella preparazione e nell’esecuzione dell’intervento.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.