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Gas flaring in Ecuador, studio dell’Università di Padova: 47 nuovi siti

09/10/2026

Gas flaring in Ecuador, studio dell’Università di Padova: 47 nuovi siti

In Ecuador, nella regione amazzonica, decine di impianti per la combustione del gas naturale risultano ancora operativi nonostante una sentenza che ne impone la progressiva dismissione. A documentarlo è uno studio internazionale coordinato dall’Università di Padova, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters. La ricerca ha individuato 47 nuovi siti di gas flaring e rilevato attività in diverse installazioni che, secondo le comunicazioni ufficiali delle autorità ecuadoriane, avrebbero dovuto essere dismesse. I risultati sollevano interrogativi sull’effettiva applicazione delle misure ambientali previste dalla magistratura.

Gas flaring in Ecuador, cosa prevede la sentenza del 2021

Il gas flaring consiste nella combustione a cielo aperto del gas naturale prodotto durante l’estrazione del petrolio. Nella regione amazzonica ecuadoriana questa pratica è diffusa da decenni e rappresenta una fonte di emissioni inquinanti e di gas a effetto serra.

Il 26 gennaio 2021 la Corte di Nueva Loja aveva ordinato lo spegnimento delle torce situate nelle vicinanze dei centri abitati entro 18 mesi, stabilendo inoltre il 2030 come termine per la cessazione completa delle attività di flaring nella regione.

Per verificare il rispetto della decisione giudiziaria, i ricercatori del Centro di Eccellenza Jean Monnet sulle Just Fossil Fuel Transitions e del gruppo internazionale “Cambiamenti Climatici, Territori, Diversità”, attivo presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, hanno aggiornato la mappatura degli impianti petroliferi.

L'indagine è stata condotta insieme alla Unión de Afectados y Afectadas por las Operaciones Petroleras de Texaco (UDAPT), attraverso l'integrazione di osservazioni satellitari, verifiche sul territorio e informazioni raccolte direttamente dalle comunità locali.

Impianti dichiarati smantellati: 37 risultano ancora attivi

Uno dei risultati principali riguarda gli impianti che la compagnia petrolifera statale Petroecuador aveva dichiarato di aver smantellato nell'ambito della prima fase del piano nazionale di riduzione del flaring.

La società aveva comunicato la dismissione di 110 torce. I ricercatori sono riusciti a verificare lo stato di 72 installazioni, confrontando le localizzazioni ufficiali con i dati satellitari e le rilevazioni effettuate sul campo.

In 37 dei 72 siti esaminati, pari al 51%, le torce risultavano ancora attive, mentre nei restanti 35 non è stata riscontrata attività. La verifica mette quindi in discussione l'effettivo completamento di una parte degli interventi annunciati.

Un ulteriore elemento riguarda le dimensioni degli impianti. Secondo lo studio, le torce effettivamente spente erano significativamente più piccole rispetto a quelle rimaste in funzione.

Parallelamente, i volumi di gas bruciato sono aumentati del 22% dopo la sentenza del 2021. I ricercatori ipotizzano pertanto una riorganizzazione delle operazioni petrolifere, con la chiusura delle installazioni minori e il trasferimento del gas verso impianti di maggiori dimensioni.

In questo scenario, la diminuzione del numero di torce non corrisponderebbe necessariamente a una riduzione complessiva della combustione di gas.

Tra 198 e 252 siti potenzialmente attivi nell'Amazzonia ecuadoriana

La nuova mappatura, sviluppata a partire da un precedente lavoro partecipativo realizzato nel 2019, stima la presenza di 198-252 siti di gas flaring potenzialmente attivi nella regione amazzonica dell'Ecuador.

La ricerca segnala inoltre pratiche che rendono più complesso il controllo delle attività estrattive. Tra queste figurano gli enclosed gas flaring, impianti nei quali il bruciatore viene collocato all'interno di una struttura tubolare che limita la dispersione di calore radiante, luce e rumore.

Queste tecnologie possono risultare meno riconoscibili attraverso il sensore satellitare VIIRS, utilizzato a livello internazionale per monitorare la combustione del gas, complicando anche le verifiche dirette sul territorio.

Gli studiosi hanno documentato inoltre nove casi di venting, una pratica che consiste nel rilascio intenzionale di gas naturale non combusto nell'atmosfera. Il fenomeno presenta particolari criticità ambientali per la presenza di metano, un gas serra con un potenziale di riscaldamento globale superiore a quello dell'anidride carbonica.

Le ricadute ambientali e le proposte dei ricercatori padovani

Le attività petrolifere interessano un territorio caratterizzato da un'elevata biodiversità e dalla presenza di numerose comunità indigene, comprese popolazioni che vivono in isolamento volontario.

Secondo i dati riportati nello studio, l'espansione dell'industria estrattiva ha portato i blocchi petroliferi a occupare circa il 26% della regione amazzonica ecuadoriana, per una superficie superiore a 30.000 chilometri quadrati, con sovrapposizioni rispetto a territori indigeni e aree protette.

Gli autori indicano tre possibili linee di intervento: accelerare il recupero e l'utilizzo del gas naturale prodotto durante l'estrazione, rafforzare i controlli sull'applicazione della sentenza e garantire maggiore trasparenza nella pubblicazione dei dati relativi agli impianti petroliferi.

Quest'ultimo obiettivo viene collegato anche agli obblighi previsti dall'Accordo di Escazú, dedicato all'accesso alle informazioni e alla partecipazione pubblica nelle questioni ambientali.

La ricerca valorizza inoltre il contributo della extreme citizen science, un metodo scientifico che coinvolge direttamente i cittadini nella definizione degli obiettivi, nella raccolta delle informazioni e nell'interpretazione dei risultati.

Il lavoro si inserisce nella campagna “¡Apaguen Los Mecheros, Enciendan La Vida!” e prosegue un percorso di indagine già avviato dal gruppo nel 2019, successivamente ampliato nel 2023 con una valutazione dei rischi sanitari associati al gas flaring.

Lo studio, intitolato “Implementing just fossil fuel transition: extreme Citizen Science to enforce the ban on gas flaring activities in the Ecuadorian Amazon”, porta la firma di Francesco Facchinelli, Alberta Pavone, Edoardo Crescini, Giuseppe Della Fera, Donald Rafael Moncayo Jimenez, Pablo Fajardo Mendoza, Salvatore E. Pappalardo e Massimo De Marchi. I risultati sono disponibili sulla rivista Environmental Research Letters e forniscono nuovi elementi scientifici per valutare l'effettiva riduzione delle attività di combustione del gas nell'Amazzonia ecuadoriana.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.