Padova, mesoglicano riduce del 30% le recidive di trombosi
14/07/2026
Un trattamento prolungato con mesoglicano ha ridotto di circa il 30% le recidive di eventi tromboembolici venosi nei pazienti colpiti da trombosi venosa superficiale. Il risultato emerge dallo studio clinico METRO, coordinato dall’Azienda Ospedale-Università di Padova e condotto in 16 centri italiani su 553 pazienti. La ricerca è stata pubblicata su eClinicalMedicine, rivista scientifica appartenente al gruppo editoriale The Lancet.
Lo studio coordinato dall’ospedale di Padova
La ricerca è stata coordinata da Giuseppe Camporese, dell’Unità Operativa Complessa Clinica Medica 1 a indirizzo Trombotico-Emorragico, e da Paolo Simioni, direttore della stessa struttura. Il lavoro ha coinvolto ospedali e centri clinici di Padova, Venezia, Mirano, Conegliano, Castelfranco Veneto, Perugia, Roma, Napoli, Avellino, Palermo, Macerata, Ancona, Firenze, Bari, Avezzano e Varese.
Il mesoglicano è un principio attivo appartenente alla classe degli antitrombotici. Viene impiegato nella prevenzione e nel trattamento di diverse patologie vascolari, comprese le trombosi venose e le ulcere croniche. Secondo i ricercatori, il farmaco potrebbe esercitare anche un’azione progressiva sulla parete venosa danneggiata, favorendone il recupero funzionale nel tempo.
Lo studio METRO rappresenta un passaggio rilevante perché analizza la prevenzione secondaria dopo la fase acuta della trombosi venosa superficiale, un ambito nel quale le indicazioni internazionali risultano ancora limitate. Le linee guida disponibili, infatti, non forniscono raccomandazioni precise sui trattamenti da adottare per ridurre il rischio di nuove manifestazioni nel lungo periodo.
Coinvolti 553 pazienti seguiti per due anni
I 553 partecipanti avevano ricevuto una recente diagnosi di trombosi venosa superficiale. Durante la prima fase sono stati trattati per 45 giorni con fondaparinux alla dose di 2,5 milligrammi al giorno, secondo quanto previsto dalle linee guida internazionali per la gestione della fase acuta.
Terminata questa terapia, i pazienti sono stati assegnati casualmente a due gruppi. Il primo ha ricevuto mesoglicano, con una somministrazione di 50 milligrammi due volte al giorno; il secondo ha assunto una sostanza placebo. Entrambi i trattamenti sono proseguiti per 12 mesi.
Alla conclusione della somministrazione, i partecipanti sono stati seguiti per un ulteriore anno attraverso controlli clinici. La durata complessiva dell’osservazione è stata quindi di 24 mesi, un periodo più esteso rispetto a quello considerato in molte ricerche precedenti sulla trombosi venosa superficiale.
Recidive ridotte e benefici mantenuti dopo la terapia
Nel gruppo trattato con mesoglicano è stata osservata una riduzione statisticamente significativa degli eventi tromboembolici, costituiti prevalentemente da nuove trombosi venose superficiali. Il calo registrato a 24 mesi è stato di circa il 30% rispetto al gruppo che aveva ricevuto il placebo.
I ricercatori hanno inoltre rilevato nei pazienti non sottoposti al trattamento attivo un tasso di recidiva del 39% nell’arco dei due anni. Il valore risulta superiore rispetto alle stime emerse da studi precedenti, spesso basati su registri retrospettivi o su periodi di osservazione limitati a pochi mesi dopo la sospensione del fondaparinux.
Camporese ha evidenziato che l’effetto del mesoglicano sembra svilupparsi lentamente e mantenersi anche dopo la conclusione della terapia. I dati supportano l’ipotesi di un’azione per accumulo, associata a un progressivo recupero delle condizioni della parete venosa interessata dalla trombosi.
Nuove prospettive per le linee guida internazionali
Secondo Paolo Simioni, lo studio contribuisce a colmare una lacuna nella gestione dei pazienti dopo la fase acuta. Il mesoglicano, oltre all’attività antitrombotica, potrebbe favorire la protezione e la riparazione del vaso, riducendo la probabilità di nuovi episodi nel lungo periodo.
Il risultato potrebbe essere valutato nei futuri aggiornamenti delle linee guida internazionali, dopo ulteriori verifiche e approfondimenti clinici. La riduzione delle recidive può incidere sulla qualità della vita dei pazienti, limitando la necessità di nuovi trattamenti e le complicazioni associate alla ripetizione degli eventi trombotici.
La pubblicazione conferma il ruolo della ricerca padovana nello studio delle patologie trombotiche ed emorragiche e mostra il valore della collaborazione tra strutture ospedaliere distribuite sul territorio nazionale. I risultati riguardano uno specifico protocollo terapeutico e non sostituiscono la valutazione medica individuale, necessaria per definire durata, dosaggio e appropriatezza di ogni trattamento.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to