Padova e Parma, studio su PNAS: i muscoli facciali aiutano a leggere le emozioni
09/09/2026
Il riconoscimento delle emozioni degli altri non dipende soltanto da ciò che vediamo. Anche i movimenti dei nostri muscoli facciali contribuiscono a interpretare le espressioni, soprattutto quando il volto che osserviamo è ambiguo o difficile da decifrare. È quanto emerge da una ricerca delle Università di Padova e Parma pubblicata sulla rivista scientifica PNAS, che prova a ricomporre due interpretazioni delle neuroscienze cognitive discusse da decenni.
Come il cervello riconosce le emozioni sui volti
Riconoscere un sorriso, un’espressione di tristezza o una reazione di sorpresa permette di comprendere rapidamente lo stato emotivo delle persone con cui interagiamo. La difficoltà aumenta quando le espressioni sono meno nette, per esempio davanti a movimenti del volto che possono essere interpretati in modi differenti.
Lo studio, ideato e coordinato da Paola Sessa dell’Università di Padova, ha messo alla prova un modello teorico sul modo in cui il cervello combina informazioni visive e segnali provenienti dal sistema motorio. La ricerca, realizzata in collaborazione con Pier Francesco Ferrari dell’Università di Parma, è intitolata “Facial palsy reveals the sensorimotor contribution to facial-emotion recognition”.
Vista e movimento, due ipotesi messe a confronto
Una delle principali ipotesi scientifiche sostiene che il cervello riconosca le emozioni confrontando ciò che vede con modelli visivi appresi nel corso della vita. Un secondo filone attribuisce invece un ruolo anche ai sistemi motori: osservando un’espressione, il nostro organismo produrrebbe una sorta di simulazione interna dei movimenti del volto dell’altra persona.
Per verificare il peso di questa componente, i ricercatori hanno coinvolto persone con paralisi facciale congenita, come nella sindrome di Moebius, e persone che l’hanno sviluppata successivamente. Questa condizione consente di studiare il rapporto tra esperienza motoria e capacità di interpretare le emozioni senza alterare artificialmente il movimento del volto.
Espressioni ambigue riconosciute meglio con maggiore mobilità facciale
Ai partecipanti sono stati mostrati brevi video con due tipi di espressioni: alcune molto chiare, altre più sottili e ambigue. La mobilità facciale residua è stata valutata separatamente da una fisioterapista specializzata, senza che conoscesse informazioni sui soggetti esaminati.
I risultati hanno mostrato che il contributo dei sistemi sensori-motori diventa particolarmente rilevante quando l’espressione è difficile da interpretare. Nei partecipanti con paralisi facciale, maggiore era il movimento residuo del volto, migliore risultava il riconoscimento delle espressioni ambigue.
Per le espressioni chiare, invece, nelle persone che avevano sviluppato la paralisi in età adulta il riconoscimento non risultava collegato alla mobilità facciale. Secondo i ricercatori, l’esperienza accumulata prima della paralisi avrebbe già permesso di costruire una sorta di archivio visivo delle emozioni. Nelle persone con sindrome di Moebius, il rapporto tra movimento e riconoscimento rimaneva invece evidente anche davanti alle espressioni più chiare.
Anche limitare temporaneamente il volto rende più difficile capire gli altri
La ricerca ha coinvolto anche volontari sani. Quando i loro movimenti facciali venivano temporaneamente limitati, la capacità di interpretare le espressioni più ambigue peggiorava. Il risultato rafforza l’ipotesi secondo cui il corpo partecipi direttamente alla comprensione delle emozioni altrui quando le informazioni visive non sono sufficientemente chiare.
Per Paola Sessa, i dati aprono nuove domande anche sul piano clinico: tra queste, la possibilità che la riabilitazione dei movimenti facciali possa avere effetti sulla capacità di comprendere le emozioni e il ruolo delle interazioni faccia a faccia nei primi mesi di vita nella costruzione dei meccanismi di riconoscimento.
Ricerca nata dalla collaborazione tra neuroscienze e clinica
Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione Cariparo attraverso il bando “Ricerca Scientifica di Eccellenza” ed è frutto del lavoro del Facial Expression, Embodiment & Emotion Lab dell’Università di Padova, insieme ai ricercatori coinvolti nelle analisi dell’attività cerebrale, delle risposte dei partecipanti e della mobilità facciale.
Il lavoro unisce competenze provenienti da neuroscienze, psicologia, clinica e fisioterapia e propone un modello nel quale vista e movimento non vengono considerati meccanismi alternativi: il loro peso cambia in base alla chiarezza dell’espressione e all’esperienza motoria sviluppata nel corso della vita.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.