Bollette, rincari per il 76,5% delle piccole imprese italiane
22/09/2026
Il 76,5% delle micro e piccole imprese italiane ha registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre. È quanto emerge dall’indagine “Energia e piccole imprese” realizzata dalla CNA su un campione rappresentativo di aziende associate appartenenti a diversi settori produttivi. Il quadro restituito dalla rilevazione mostra come il costo dell’energia sia diventato un fattore capace di incidere direttamente sulla redditività, sulla capacità di programmare gli investimenti e sull’organizzazione delle attività.
Per quasi due imprese su tre rincari superiori al 10%
Tra le aziende che hanno segnalato un aumento delle bollette, il 45,8% indica rincari compresi tra il 10 e il 20%, mentre il 19,1% dichiara incrementi superiori al 20%. Quasi due imprese su tre, tra quelle colpite dagli aumenti, hanno quindi sostenuto una crescita della spesa energetica superiore al 10%.
Il tema coinvolge una quota molto ampia del sistema produttivo. Secondo l’indagine, l’84% delle imprese considera il costo dell’energia rilevante per la propria attività: il 39,1% lo giudica molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. Il problema non riguarda quindi esclusivamente le realtà tradizionalmente caratterizzate da elevati consumi energetici, ma interessa anche numerose micro e piccole aziende di altri comparti.
A pesare sulle valutazioni degli imprenditori è anche l’instabilità dei mercati. Il 78,2% delle aziende considera preoccupanti le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui prezzi e sull’approvvigionamento energetico. Soltanto il 7,1% degli intervistati dichiara di non vedere particolari motivi di preoccupazione.
Cresce l’allarme sui costi energetici
La rilevazione CNA evidenzia inoltre un aumento della percezione del rischio. Nell’ultimo anno l’86,7% delle imprese dichiara che il livello di allarme legato ai costi dell’energia è cresciuto. Per il 25,9% l’aumento della preoccupazione è stato molto marcato, mentre appena l’1% segnala una riduzione.
Le conseguenze economiche si concentrano soprattutto sui margini aziendali. Il 56,8% delle imprese indica una riduzione della marginalità come principale effetto del caro-energia. Solo il 20,4% è riuscito a trasferire almeno una parte dei maggiori costi sui prezzi applicati ai clienti, mentre il 2,7% ha ridotto la produzione o i servizi offerti.
Il dato mostra una difficoltà specifica per le imprese di dimensioni ridotte, che spesso dispongono di margini inferiori per assorbire gli aumenti e di una minore forza contrattuale nei confronti del mercato.
CNA chiede interventi strutturali sulla politica energetica
Il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, ha sottolineato che la questione energetica non può più essere trattata come una fase temporanea. Secondo la Confederazione, le piccole imprese continuano ad affrontare costi elevati e spesso non riescono a trasferire gli aumenti sui prezzi finali, con effetti diretti sulle risorse destinate a investimenti, innovazione e occupazione.
CNA intende portare i risultati dell’indagine al confronto con Governo e Parlamento, chiedendo strumenti più accessibili alle micro e piccole imprese, maggiore trasparenza nel mercato energetico e misure capaci di ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi.
Per l’associazione, il tema dell’energia deve entrare stabilmente nelle politiche industriali perché incide sulle scelte di investimento e sulle prospettive di crescita delle aziende. L’obiettivo indicato è creare condizioni di approvvigionamento più prevedibili e competitive, superando una gestione basata prevalentemente su interventi legati alle singole fasi di emergenza.
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