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Veneto, inverno 2025-2026 tra temperature elevate e precipitazioni nella norma

24/03/2026

Veneto, inverno 2025-2026 tra temperature elevate e precipitazioni nella norma

L’analisi meteorologica dell’ultimo inverno in Veneto restituisce un quadro segnato da temperature sensibilmente più alte rispetto alla media storica, a fronte di una distribuzione delle precipitazioni complessivamente in linea con i valori attesi. Il report elaborato da Arpav evidenzia un andamento stagionale che conferma una tendenza ormai consolidata, con inverni sempre meno rigidi e una variabilità crescente tra le diverse aree del territorio.

Il dato più significativo riguarda l’aumento delle temperature medie, che colloca la stagione appena conclusa tra le più calde mai registrate. Un elemento che incide direttamente su ecosistemi, agricoltura e gestione delle risorse idriche, con effetti che si manifestano in modo differenziato tra pianura e zone montane.

Temperature sopra la media e nuovi equilibri climatici

Secondo i dati raccolti, l’inverno 2025-2026 si posiziona al sesto posto tra i più caldi rilevati negli archivi Arpav, con uno scarto di +1,7 °C rispetto alla media del trentennio 1991-2020. Il confronto con la stagione precedente evidenzia un ulteriore incremento, confermando una progressione che ridisegna le caratteristiche climatiche della regione.

L’aumento termico non rappresenta soltanto un dato statistico, ma si riflette anche sulla durata e sull’intensità degli episodi freddi, sempre più brevi e meno incisivi. Questo mutamento influisce sulla copertura nevosa, sulla disponibilità idrica e sull’equilibrio degli ambienti naturali, soprattutto nelle aree alpine e prealpine.

Piogge nella media ma distribuzione disomogenea, neve in calo in quota

Sul fronte delle precipitazioni, il bilancio complessivo risulta in linea con la media trentennale, ma con differenze territoriali che meritano attenzione. In pianura si registra un leggero surplus, mentre le zone montane mostrano un deficit, con possibili ripercussioni sui bacini idrici e sulle riserve naturali.

Particolarmente indicativo il dato relativo alla neve. Alle quote più elevate, intorno ai 2000 metri, la quantità di neve fresca si è attestata al di sotto della norma, con una riduzione compresa tra il 15 e il 20%. Al contrario, a quote più basse si osserva un andamento opposto, con accumuli superiori alla media: nelle Dolomiti, intorno ai 1200 metri, si registra un incremento del 40%, mentre nelle Prealpi, a circa 1000 metri, l’aumento si attesta intorno al 20%.

Questo quadro evidenzia una trasformazione nella distribuzione delle precipitazioni nevose, con effetti che potrebbero incidere sulla stagione turistica, sulla gestione delle risorse idriche e sugli equilibri ambientali del territorio regionale.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.