Veneto, dicembre 2025 tra deficit pluviometrico e fragilità idrica diffuse
11/01/2026
Dicembre 2025 si chiude in Veneto con un bilancio meteorologico che richiama l’attenzione su una criticità strutturale ormai evidente: la persistente scarsità di apporti idrici. I dati mostrano un mese asciutto ben oltre le attese stagionali, inserito in una sequenza autunnale già povera di precipitazioni, con effetti misurabili su bacini, falde e corsi d’acqua.
Nel corso del mese sono caduti mediamente circa 35 millimetri di pioggia sull’intero territorio regionale, a fronte di una media climatica 1991-2020 pari a 81 millimetri. Il divario, pari a un deficit del 57%, si traduce in un volume stimato di circa 642 milioni di metri cubi d’acqua, sensibilmente inferiore a quanto normalmente contribuisce al riequilibrio idrologico di fine anno.
Piogge scarse e distribuzione disomogenea
Il quadro regionale è stato caratterizzato da una distribuzione delle precipitazioni fortemente irregolare. I valori più elevati si sono concentrati nell’area vicentina, in particolare nel comune di Recoaro Terme, dove alcune stazioni hanno registrato cumulati prossimi ai 100 millimetri. Si tratta tuttavia di eccezioni in un contesto complessivamente avaro di pioggia.
All’estremo opposto, vaste aree del Bellunese hanno sperimentato un dicembre quasi privo di apporti meteorici: diverse stazioni tra Perarolo, Cencenighe, Auronzo, Misurina e il Passo Pordoi hanno misurato tra i 4 e i 5 millimetri complessivi. Valori che, per un mese invernale, restituiscono l’immagine di un territorio esposto a un progressivo impoverimento delle riserve idriche.
L’analisi per bacino idrografico conferma una condizione di deficit generalizzato. Il Piave e il Livenza registrano le situazioni più critiche, con scarti negativi superiori all’80% rispetto alla media di riferimento. Seguono Lemene, Tagliamento e Sile, mentre anche bacini di grande estensione come l’Adige e il Po mostrano anomalie negative significative, seppure meno accentuate.
Neve sotto tono e riflessi sulle risorse future
Dicembre 2025 rientra tra i mesi con i più bassi apporti nevosi osservati dal 1990. Il confronto storico lo colloca accanto ad annate note per l’assenza o la scarsità di neve, come il 2001, il 2015 e, in parte, il 1998 e il 2016. Il deficit cumulato da ottobre a fine dicembre si attesta tra il 50 e il 55%, equivalente a circa 120 centimetri mancanti alle quote più elevate delle Dolomiti e a 60 centimetri nelle Prealpi.
Nonostante ciò, a fine mese l’indice di spessore medio del manto nevoso rientra, seppur di poco, nei valori considerati normali sia sulle Dolomiti sia sulle Prealpi. Un equilibrio fragile, che non compensa la ridotta continuità degli apporti e lascia aperti interrogativi sulla disponibilità idrica primaverile.
Falde e fiumi: segnali di sofferenza
La prolungata carenza di precipitazioni autunnali e invernali ha inciso in modo diretto sulle falde, i cui livelli risultano in forte calo e inferiori alle medie di lungo periodo. Una dinamica che riduce la capacità di resilienza del sistema idrico sotterraneo, fondamentale per l’approvvigionamento nei mesi più secchi.
Anche le portate fluviali, al 31 dicembre, si mantengono al di sotto delle medie storiche mensili. Una condizione che interessa i principali corsi d’acqua veneti e che rappresenta un segnale da monitorare con attenzione, soprattutto in vista delle esigenze agricole e civili della prossima stagione.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to