Giorno della Memoria, il Prefetto di Chieti visita il campo di internamento di Casoli
28/01/2026
In occasione del Giorno della Memoria, celebrato il 27 gennaio, il Prefetto di Chieti Silvana D’Agostino ha visitato il campo di internamento di Casoli e il monumento dedicato ai 218 internati. Un momento di raccoglimento istituzionale e di riflessione civile, inserito nel calendario delle iniziative commemorative dedicate alle vittime delle persecuzioni e delle deportazioni.
La visita si è svolta come gesto simbolico ma concreto di memoria e responsabilità, richiamando l’attenzione su un luogo che conserva una testimonianza diretta della storia del Novecento e delle conseguenze delle leggi razziali e della repressione. Il campo di internamento di Casoli rappresenta uno dei segni materiali di una pagina dolorosa che ha coinvolto anche il territorio abruzzese, spesso meno noto rispetto ad altri luoghi della memoria.
Un luogo simbolo e il ricordo dei 218 internati
Durante la visita, il Prefetto ha reso omaggio al monumento che ricorda i 218 internati, sottolineando il valore della memoria come strumento di consapevolezza collettiva. Il campo di Casoli, oggi luogo di riflessione storica, richiama l’esperienza di uomini e donne privati della libertà in un contesto di persecuzione sistematica, offrendo alle comunità locali e alle istituzioni l’occasione di interrogarsi sul passato per rafforzare i principi democratici.
La commemorazione assume un significato particolare nel quadro delle iniziative promosse in tutta Italia per il 27 gennaio, data che richiama la liberazione del campo di Auschwitz e che, nel tempo, è diventata un riferimento imprescindibile per la costruzione di una memoria condivisa.
Memoria, istituzioni e responsabilità civile
La presenza delle istituzioni in luoghi come il campo di internamento di Casoli ribadisce il ruolo della memoria pubblica come elemento fondante della convivenza civile. Ricordare non è un atto formale, ma un impegno che passa anche attraverso la valorizzazione dei siti storici e il loro racconto alle nuove generazioni.
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di attenzione verso i luoghi della memoria del territorio, con l’obiettivo di mantenerli vivi non solo come testimonianza storica, ma come monito attuale contro ogni forma di discriminazione, odio e negazione dei diritti fondamentali.