“Dove finisce il cielo, tutto arde”: a Padova il mito si fa materia
19/01/2026
Dal 10 gennaio all’8 febbraio 2026 la Sala della Gran Guardia ospita la mostra “Dove finisce il cielo, tutto arde. Il mito dell’informale”, una personale di Gaia Perotto, in arte Silexile, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova. L’esposizione è visitabile dal martedì alla domenica, con orario 9.30–12.30 e 15.00–18.00 (lunedì chiuso), e si apre al pubblico dopo l’inaugurazione di venerdì 9 gennaio alle 17.30.
La mostra raccoglie 20 opere che affrontano i grandi miti ellenici con un linguaggio non figurativo, capace di trasformare il racconto antico in esperienza sensoriale. Non c’è citazione illustrativa né nostalgia archeologica: il mito diventa struttura profonda, un campo di forze che si manifesta attraverso materia, stratificazione e gesto.
Il mito oltre la figura: Ecate, Prometeo, Afrodite
Nel percorso espositivo, Silexile rilegge figure come Ecate, Prometeo, Afrodite e Icaro, fino alle narrazioni delle Moire e dei Titani, scegliendo una via che sottrae per rivelare. Il riferimento non è l’iconografia, ma l’archetipo: ciò che del mito resiste al tempo perché parla di conflitto, desiderio, caduta, trasformazione. Le superfici non descrivono, ma incarnano; non rappresentano, ma attivano una relazione diretta con chi guarda.
Questa scelta colloca il lavoro dell’artista in una riflessione sul “mito dell’informale”, inteso non come stile, ma come postura: un modo di attraversare il senso lasciando che sia la materia a guidare il racconto, con un ritmo che alterna densità e sospensione.
Pigmenti, terre e stratificazioni: la materia come linguaggio
Il lessico visivo della mostra nasce dall’uso di pigmenti naturali, terre, minerali e materiali preziosi, lavorati per accumulo e per strati. È una pratica che richiede tempo e ascolto, perché ogni deposito modifica l’equilibrio dell’insieme. In questo processo la tela diventa campo di tensione, luogo in cui il mito non viene “detto”, ma fatto accadere.
Le stratificazioni evocano geologie simboliche: il passato non come repertorio, ma come sedimento vivo che continua a reagire. L’emozione contemporanea emerge senza mediazioni, grazie a una grammatica che privilegia il contatto diretto con la materia e la sua capacità di generare senso.
Curatela e contesto
La mostra è curata da Enrica Feltracco e Massimiliano Sabbion, che costruiscono un percorso coerente con lo spazio della Sala della Gran Guardia, valorizzandone l’ampiezza e la luce. Il risultato è un allestimento che accompagna lo sguardo senza guidarlo, lasciando che le opere mantengano la loro autonomia percettiva.
L’iniziativa rientra nella programmazione culturale cittadina, con approfondimenti disponibili su Padova Cultura, e si propone come occasione di confronto tra tradizione mitica e sensibilità contemporanea, senza scorciatoie didascaliche.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to